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Questa è un po' vecchia ma vale la pena d'essere raccontata.
Qualche mese fa ricevo una telefonata:
"Pronto, signor Paolo, sono XXX"
"Quello con la casa dai balconi verdi?" (Paleso sarcasmo)
"Sì, bravo!"
"Qual'è il problema?"
"Si tratta della stampante: non funziona da 4 giorni. Ci abbiamo provato in tutti i modi. Sono passati a casa nostra anche degli amici abbastanza esperti ma non c'è nulla da fare. Deve essere rotta, ma se potesse passare Lei sarebbe meglio, magari mi certifica il guasto"
Arrivo a casa di XXX nel primo pomeriggio. Mi accoglie sull'uscio con faccia funesta di circostanza.
"Benvenuto signor Paolo. Entri, la scorto dal malato. - Non potete immaginare quante volte io abbia sentito questa patetica gag sul parallelismo computer/paziente - Ecco, la stampante è quella, ma non c'è verso di farla ripartire."
Una cosa mi salta all'occhio praticamente subito.
"Signor XXX, quante persone hanno cercato di sistemarla?"
"In totale 4 persone, me compreso"
"Mmm...penso di aver capito cos'è il problema"
"Di già? - replica lui - ma non ha neanche acceso il computer!"
"Signor XXX, avete per caso pensato di infilare la spina che penzola da dietro la stampante in quel curioso buco nel muro?"
"Non la seguo..."
"Beh, mi sembra ovvio che la stampante non funzioni senza corrente elettrica"
Infilo la presa e magicamente tutto funziona. Tempo totale dell'intervento: 2 minuti (compresi i saluti). XXX, visibilmente imbarazzato, mi chiede "La devo pagare?". "Caro signore, l'intervento è gratuito ma Le consiglio di pagare il mio silenzio". E così fu!
Etichette: Experience Ciccio
Tanto lavoro, troppo lavoro... Vengo sballottato di giorno in giorno per le case di questi meranesi sempre più web-dipendenti. Se una bella domenica mattina la tazza del cesso dovesse deflagrare in un apocalittica eruzione di merda, i miei clienti penserebbero che sarebbe inopportuno disturbare l'idraulico nel suo giorno di riposo e, muniti d'ombrello, aspetterebbero lunedì e andrebbero a far cacchina da parenti e vicini di casa. Chiamare il sottoscritto il sabato mattina alle 8, invece, è cosa eticamente accettabile. Del resto la connessione a internet è ormai un bisogno primario: come fare altrimenti a trovare il numero dell'idraulico.
Come già detto: tanto, troppo lavoro...Penso di poter onestamente dire d'essere leggermente stressato. Da due giorni sono vittima di clamorosi crampi allo stomaco. Ieri notte pensavo che sarei potuto morire nel sonno, stroncato da un letale infarto; solo l'effetto congiunto di dolore e sonno hanno fatto sì che alle 5 di stamattina io non postassi il mio saluto all'umanità sul mio oramai trascuratissimo blog.
Ora sto meglio, i crampi all'addome mi tormentano sempre meno e, dopo aver espresso la mia solidarietà a tutto il genere femminile, capace di sopportare simili dolori una volta al mese, vengo a postarvi, cari lettori, l'ultima delle mie vicende in veste di tecnico.
Qualche settimana fa vengo contattato da un cliente che, riponendo in me cieca fiducia, mi chiede consiglio in merito ad una nuova postazione di lavoro (computer, stampante e tutto il resto). Si tratta di una di quelle persone un po' sofisticate, quelli di computer non capiscono una mazza e che, quando si riferiscono alla propria donna, la chiamano "la mia compagna".
"Signor Paolo, salve, sono XXX - naturalmente non posterò il nome del cliente - si ricorda?"
"Sinceramente no"
"Ci siamo visti 6 mesi fa, quello che ha la casa coi balconi verdi"
Questa è l'inizio della chiamata con cui mi è stato commissionato il lavoro. Capite bene, cari amici, che una persona che, invece di dare specifiche indicazioni avvalendosi di vie e numeri civici, o quantomeno bar, negozi, chiese o monumenti, si va ad impuntare sul colore dei suoi balconi, beh, tanto giusto non è.
Detto ciò mi esprime i requisiti che dovrà avere il nuovo computer della sua compagna (quando pronuncia "mia compagna" capisco perfettamente l'identità del mio interlocutore telefonico).
"Guardi, devono andare Word e l'internet (sì, con l'articolo) deve essere veloce"
Un classico...Sul mio cellulare - penso - internet è veloce e apro pure i file DOC. Elegantemente lo assecondo e chiedo "Fisso o portatile?"
"Portatile - mi risponde lui - ma anche con monitor, tastiera e mouse"
Cerco di spiegare a Mr. XXX che un portatile integra in un solo apparecchio tutte le specifiche richieste, ma lui non vuol sentire ragione.
Dopo una settimana mi presento a casa sua con tutto l'armamentario e installo il tutto. XXX mi guarda perplesso e comincia a pormi domande sconnesse tipo "L'altezza del tavolo è giusta? Devo rifare l'impianto elettrico? Esistono supporti per alzare il monitor?". Ovvio tutti i suoi dubbi e le sue richieste, sopratutto l'ultima, risolta mediante l'installazione di un tecnologicissimo supporto per il monitor: il classico vocabolario di latino.
Sistemo anche il vecchio PC metre lui, affascinato, guarda il nuovo portatile. Qui la scenetta si tinge d'assurdo. XXX, probabilmente ancora basito dalla storia del vocabolario, mi guarda e con voce decisa mi dice "Certo che questo computer si può portare in giro, è veramente portatile". Mi sento sinceramante preso per il culo. Rispondo definendo l'aggettivo portatile "che ha ingombro e peso tali da poter essere trasportato facilmente a mano". Lui si ammutolisce, diventa rosso, chiede il conto, stacca l'assegno ed io me ne vado.
Dopo due ore l'immancabile telefonata:
"Signor Paolo, non va la posta elettronica"
"L'ho provata 8 volte. Le assicuro che funziona."
"Non sul nuovo. sul vecchio - Un tragico Pentium2 con l'ancor più tragico Windows Millenium"
"Ma scusi, avete il nuovo? Sul vecchio ho disabilitato la casella di posta della sua compagna (godo incredibilmente a pronunciare "compagna" imitando la voce nasale e l'inflessione effemminata di XXX)"
"Sì, ma siamo un po' intimiditi dall'usarlo..."
"Ci avete provato?"
"Sinceramente no"
"Provi, attendo in linea."
"Tutto risolto signor Paolo, grazie! - Ridacchia - Lei penserà che siamo due imbecilli, vero?"
"...Buona giornata a lei e alla sua compagna"
"Ecco, appunto, a presto!"
Mah!
Come già detto: tanto, troppo lavoro...Penso di poter onestamente dire d'essere leggermente stressato. Da due giorni sono vittima di clamorosi crampi allo stomaco. Ieri notte pensavo che sarei potuto morire nel sonno, stroncato da un letale infarto; solo l'effetto congiunto di dolore e sonno hanno fatto sì che alle 5 di stamattina io non postassi il mio saluto all'umanità sul mio oramai trascuratissimo blog.
Ora sto meglio, i crampi all'addome mi tormentano sempre meno e, dopo aver espresso la mia solidarietà a tutto il genere femminile, capace di sopportare simili dolori una volta al mese, vengo a postarvi, cari lettori, l'ultima delle mie vicende in veste di tecnico.
Qualche settimana fa vengo contattato da un cliente che, riponendo in me cieca fiducia, mi chiede consiglio in merito ad una nuova postazione di lavoro (computer, stampante e tutto il resto). Si tratta di una di quelle persone un po' sofisticate, quelli di computer non capiscono una mazza e che, quando si riferiscono alla propria donna, la chiamano "la mia compagna".
"Signor Paolo, salve, sono XXX - naturalmente non posterò il nome del cliente - si ricorda?"
"Sinceramente no"
"Ci siamo visti 6 mesi fa, quello che ha la casa coi balconi verdi"
Questa è l'inizio della chiamata con cui mi è stato commissionato il lavoro. Capite bene, cari amici, che una persona che, invece di dare specifiche indicazioni avvalendosi di vie e numeri civici, o quantomeno bar, negozi, chiese o monumenti, si va ad impuntare sul colore dei suoi balconi, beh, tanto giusto non è.
Detto ciò mi esprime i requisiti che dovrà avere il nuovo computer della sua compagna (quando pronuncia "mia compagna" capisco perfettamente l'identità del mio interlocutore telefonico).
"Guardi, devono andare Word e l'internet (sì, con l'articolo) deve essere veloce"
Un classico...Sul mio cellulare - penso - internet è veloce e apro pure i file DOC. Elegantemente lo assecondo e chiedo "Fisso o portatile?"
"Portatile - mi risponde lui - ma anche con monitor, tastiera e mouse"
Cerco di spiegare a Mr. XXX che un portatile integra in un solo apparecchio tutte le specifiche richieste, ma lui non vuol sentire ragione.
Dopo una settimana mi presento a casa sua con tutto l'armamentario e installo il tutto. XXX mi guarda perplesso e comincia a pormi domande sconnesse tipo "L'altezza del tavolo è giusta? Devo rifare l'impianto elettrico? Esistono supporti per alzare il monitor?". Ovvio tutti i suoi dubbi e le sue richieste, sopratutto l'ultima, risolta mediante l'installazione di un tecnologicissimo supporto per il monitor: il classico vocabolario di latino.
Sistemo anche il vecchio PC metre lui, affascinato, guarda il nuovo portatile. Qui la scenetta si tinge d'assurdo. XXX, probabilmente ancora basito dalla storia del vocabolario, mi guarda e con voce decisa mi dice "Certo che questo computer si può portare in giro, è veramente portatile". Mi sento sinceramante preso per il culo. Rispondo definendo l'aggettivo portatile "che ha ingombro e peso tali da poter essere trasportato facilmente a mano". Lui si ammutolisce, diventa rosso, chiede il conto, stacca l'assegno ed io me ne vado.
Dopo due ore l'immancabile telefonata:
"Signor Paolo, non va la posta elettronica"
"L'ho provata 8 volte. Le assicuro che funziona."
"Non sul nuovo. sul vecchio - Un tragico Pentium2 con l'ancor più tragico Windows Millenium"
"Ma scusi, avete il nuovo? Sul vecchio ho disabilitato la casella di posta della sua compagna (godo incredibilmente a pronunciare "compagna" imitando la voce nasale e l'inflessione effemminata di XXX)"
"Sì, ma siamo un po' intimiditi dall'usarlo..."
"Ci avete provato?"
"Sinceramente no"
"Provi, attendo in linea."
"Tutto risolto signor Paolo, grazie! - Ridacchia - Lei penserà che siamo due imbecilli, vero?"
"...Buona giornata a lei e alla sua compagna"
"Ecco, appunto, a presto!"
Mah!
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Non bisogna mai sottovalutare il valore di una buona depilazione.
Prima di un matrimonio è importante che il maschio comprenda quanta sofferenza una donna debba provare per apparire sempre bella agli occhi del marito. Un addio al celibato, allora, può diventare qualcosa di più di un banale sabba di maschioni sbronzi e allupati. Gli amici, quelli veri, quelli che credono nella sacralità dell'unione, possono trasformare questo doloroso rito d'iniziazione in una splendida attività sociale. Attenzioni semplici, come pronunciare alcune parole di conforto come "Non ti preoccupare, sarò delicatissimo" o stringere la mano del futuro uomo di casa al momento dello strappo, faranno sì che tra depilato e depilante si instauri una profonda intesa: una comunione d'animi seconda solo al matrimonio stesso.
Sono tempi difficili i nostri, iniziare una vita di coppia richiede, oltre al più nobile dei sentimenti, almeno una parvenza di sicurezza economica. Il sacro gesto della depilazione pubblica, allora, può diventare anche motivo di guadagno. Gli amici, allora, possono letteralmente prezzare il festeggiato e fargli guadagnare bei soldini. Nessuno che si professi amico dello sposo negherebbe a questo un obolo di 10 euro per depilare il suo villosissimo petto. E perché non promuovere e proporre questa splendida attività anche a conoscenti e semplici passanti. Ogni strappo un sorriso. Le urla dello sposo potrebbero ricordare tragiche grida di dolore, ma si tratterà invece di incontenibili esternazioni di gioia. Lo sposo entrerà letteralmente in un mistico contatto col divino e di ciò non farà mistero, pronunciando plurimamente il nome di Dio (vedendolo apparire nelle sue più svariate ed allegoriche forme: dal cane, rappresentante la fedeltà, al maiale, rappresentante l'abbondanza).
Ora qualche suggerimento di Jenny, visagista delle dive, su come effettuare una perfetta depilazione. Più che consigli, autentiche perle.
Note:
Prima di un matrimonio è importante che il maschio comprenda quanta sofferenza una donna debba provare per apparire sempre bella agli occhi del marito. Un addio al celibato, allora, può diventare qualcosa di più di un banale sabba di maschioni sbronzi e allupati. Gli amici, quelli veri, quelli che credono nella sacralità dell'unione, possono trasformare questo doloroso rito d'iniziazione in una splendida attività sociale. Attenzioni semplici, come pronunciare alcune parole di conforto come "Non ti preoccupare, sarò delicatissimo" o stringere la mano del futuro uomo di casa al momento dello strappo, faranno sì che tra depilato e depilante si instauri una profonda intesa: una comunione d'animi seconda solo al matrimonio stesso.
Sono tempi difficili i nostri, iniziare una vita di coppia richiede, oltre al più nobile dei sentimenti, almeno una parvenza di sicurezza economica. Il sacro gesto della depilazione pubblica, allora, può diventare anche motivo di guadagno. Gli amici, allora, possono letteralmente prezzare il festeggiato e fargli guadagnare bei soldini. Nessuno che si professi amico dello sposo negherebbe a questo un obolo di 10 euro per depilare il suo villosissimo petto. E perché non promuovere e proporre questa splendida attività anche a conoscenti e semplici passanti. Ogni strappo un sorriso. Le urla dello sposo potrebbero ricordare tragiche grida di dolore, ma si tratterà invece di incontenibili esternazioni di gioia. Lo sposo entrerà letteralmente in un mistico contatto col divino e di ciò non farà mistero, pronunciando plurimamente il nome di Dio (vedendolo apparire nelle sue più svariate ed allegoriche forme: dal cane, rappresentante la fedeltà, al maiale, rappresentante l'abbondanza).
Ora qualche suggerimento di Jenny, visagista delle dive, su come effettuare una perfetta depilazione. Più che consigli, autentiche perle.
- La soglia di sopportazione del dolore dell'uomo è notoriamente più bassa di quella della donna (un maschio in salute morirebbe per i dolori del parto). Per lenire leggermente il dolore è consigliabile far assumere al depilaturo una massiccia dose di alcolici.
- Per effettuare uno strappo perfetto sarebbe opportuno legare mani e piedi del depilaturo (a tal proposito mi permetto di consigliare la crocefissione, NDR).
- A strappo avvenuto massaggiare amorevolmente la parte depilata.
- A depilazione avvenuta, idratare la pelle con appositi prodotti (crema Nivea o simili).
- Dopo la depilazione prendersi un momento di relax in modo che la pelle possa distendersi. Per creare una ambiente rilassante serve poco, un comodo divano, musica di sottofondo e candele (non più di due) per creare la giusta atmosfera.
Note:
- La mia visione della serata di ieri potrebbe risultare vagamente distorta a causa della titanica mole di alcolici ingeriti.
- Mi è stato comunicato oggi che la depilazione e varie punizioni corporali hanno fruttato allo sposo circa 200 Euro.
- Nella galleria fotografica sono disponibili alcune foto dell'evento. Ne verranno aggiunte altre prossimamente.
- Stamattina ho fatto colazione con Montenegro e Brioche; non centra un cazzo, ma mi pareva bello farlo presente.
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Domenica 2 settembre: sveglia ore 8.30 (prestissimo per qualcuno che si è coricato giusto 4 ore prima, dopo aver studiato toda noche), colazione fugace e altre 2 orette e mezza di studio (visto e considerato l'inesorabile avvicinarsi della data dell'esame).
Ore 12.00, sono on the road con Staccu e Tex. Meta? Indipendent Day Festival a Bologna (con tappa a Trento, per raccattare pure Edo). Viaggio tranquillo, anche perché poco ci importa dei gruppi che suonano nel pomeriggio (Billy Talent, Hot Hot Heat e Maximo Park, tanto per dirne tre).
Parcheggiamo la macchina poco dopo alle 16.00, poi aspettiamo Calda, che ci sta cercando da tutt'altra parte, fino alle 17.00. Carlo, che è già dentro dalle 14.00, manda SMS descriventi con parole lusinghiere la fauna locale.
Entriamo proprio in tempo per snobbare l'esibizione dei glammosissimi (si può dire?) Hot Hot Heat. Ripieghiamo su un paio di pessime Tuborg medie in attesa che attacchino i blasonatissimi Maximo Park. Il mago (un fenomenale amico di Carlo) elargisce birra ghiacciata di contrabbando e simpatia (chi vuole intendere, intenda). Deludente anche questo gruppo, ma prima dei Tool (il motivo della nostra gitarella) sfigurerebbe chiunque.
Ore 20.30, Maynard (frontman dei Tool, NDR) fa il suo ingresso in scena. Tempo 1 minuto e comincio a far breccia assieme al fedelissimo Calda nella costipatissima ressa. Il fisico di Calda, secco come i bimbi del Biafra), mi suggerisce di adottare la sempreverde tecnica del cuneo: lui davanti di spiego e io dietro a spingere. Arriviamo in quarta fila senza troppi problemi, poi un robusto metallaro si frappone fra me e il mio cuneo. Perdo Calda, ma decido di tentare l'impresa in solitaria. Mezzora di botte (prese e date) e riesco finalmente a raggiungere la balaustra. Godo. Concerto strepitoso.
Ore 22.15 (la scaletta viene rispettata alla maniera dei calvinisti), i Tool si ritirano per lasciare la scena ai Nine Inch Nails. I miei polmoni hanno bisogno d'aria ed io rinuncio (mannaggia a me) al mio posto in prima fila e raggiungo gli altri sulla collinetta. Attaccano i NIN: strepitosi! Il concerto è un perfetto connubio di musica e luci. Al quarto pezzo non ce la faccio più a stare seduto (anche perché fradicio di sudore, solo in parte mio, e con i reni che cominciano a far male per via del freddo) e assieme a Budda, Staccu e l'implacabile Calda ci ributtiamo (questa volta in maniera più tranquilla) nella folla. Il chitarrista salta come un grillo, Trent Reznor è ineccepibile e i bassi sono a dir poco esaltanti. Non riporto nessun video dell'esibizione (non renderebbe minimamente l'idea), ma posto il video della somma ruffianata: Trent Reznor che inneggia alla pirateria.
Ore 24.00, rientro alla macchina, viaggio della vita (e della stanchezza) con arriva a Merano (dopo duplice tappa trentina) alle ore 4.00.
Ore 8.00 di oggi: Tex si sveglia per rifare la foto a tutti i documenti (è stato infatti derubato da un baby-rapinatore sul posto di lavoro). La foto merita di essere riportata.
Ore 13.00: mi sveglio io e sono contento...
Baciamo le mani
Parcheggiamo la macchina poco dopo alle 16.00, poi aspettiamo Calda, che ci sta cercando da tutt'altra parte, fino alle 17.00. Carlo, che è già dentro dalle 14.00, manda SMS descriventi con parole lusinghiere la fauna locale.
Entriamo proprio in tempo per snobbare l'esibizione dei glammosissimi (si può dire?) Hot Hot Heat. Ripieghiamo su un paio di pessime Tuborg medie in attesa che attacchino i blasonatissimi Maximo Park. Il mago (un fenomenale amico di Carlo) elargisce birra ghiacciata di contrabbando e simpatia (chi vuole intendere, intenda). Deludente anche questo gruppo, ma prima dei Tool (il motivo della nostra gitarella) sfigurerebbe chiunque.
Ore 20.30, Maynard (frontman dei Tool, NDR) fa il suo ingresso in scena. Tempo 1 minuto e comincio a far breccia assieme al fedelissimo Calda nella costipatissima ressa. Il fisico di Calda, secco come i bimbi del Biafra), mi suggerisce di adottare la sempreverde tecnica del cuneo: lui davanti di spiego e io dietro a spingere. Arriviamo in quarta fila senza troppi problemi, poi un robusto metallaro si frappone fra me e il mio cuneo. Perdo Calda, ma decido di tentare l'impresa in solitaria. Mezzora di botte (prese e date) e riesco finalmente a raggiungere la balaustra. Godo. Concerto strepitoso.
Ore 22.15 (la scaletta viene rispettata alla maniera dei calvinisti), i Tool si ritirano per lasciare la scena ai Nine Inch Nails. I miei polmoni hanno bisogno d'aria ed io rinuncio (mannaggia a me) al mio posto in prima fila e raggiungo gli altri sulla collinetta. Attaccano i NIN: strepitosi! Il concerto è un perfetto connubio di musica e luci. Al quarto pezzo non ce la faccio più a stare seduto (anche perché fradicio di sudore, solo in parte mio, e con i reni che cominciano a far male per via del freddo) e assieme a Budda, Staccu e l'implacabile Calda ci ributtiamo (questa volta in maniera più tranquilla) nella folla. Il chitarrista salta come un grillo, Trent Reznor è ineccepibile e i bassi sono a dir poco esaltanti. Non riporto nessun video dell'esibizione (non renderebbe minimamente l'idea), ma posto il video della somma ruffianata: Trent Reznor che inneggia alla pirateria.
Ore 24.00, rientro alla macchina, viaggio della vita (e della stanchezza) con arriva a Merano (dopo duplice tappa trentina) alle ore 4.00.
Ore 8.00 di oggi: Tex si sveglia per rifare la foto a tutti i documenti (è stato infatti derubato da un baby-rapinatore sul posto di lavoro). La foto merita di essere riportata.
Ore 13.00: mi sveglio io e sono contento...
Baciamo le mani
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Capisco che sia estate e che solo l'idea di lavorare possa far lacrimare le ascelle ma, dannazione, se proprio capita di venire incastrati in ufficio a qualche giorno da ferragosto, sarebbe duopo perlomeno simulare un po' di sana dedizione.
9 agosto 2007. Vengo chiamato nel pomeriggio dalla responsabile della FIN per andare a ritirare dei documenti. Con tono acido mi invita a presentarmi la mattina dopo per poter finalmente chiudere delle pratiche.
10 agosto 2007. Alle 7.30 mi trascino fuori dal letto e striscio con verve mattiniera verso il bagno. L'idea di guidare fino a Bolzano mi schifa alquanto ma, purtroppo, è inevitabile. Con l'occhio socchiuso e la lente scura che cela le caccoline mi ritrovo in macchina.
Arrivo alle alle 8.42, ma l'ingresso dello stabile è curiosamente chiuso. Comincio a danzare sotto alla fotocellula nella speranza che la porta si apra: niente di fatto. Impreco, sopratutto quando realizzo che alle 10.00 devo essere a Merano per lavoro e che potrei essere ancora beatamente supino sul letto. Mi attacco al citofono e comincio a suonare tutti i campanelli: non vi è replica. Provo anche a telefonare all'ufficio, ma anche in questo caso non ottengo uno straccio di risposta.
Ore 9.08. Un apparentemente distinto uomo di mezza età appare da dietro all'angolo dell'edificio e punta sicuro e disinvolto il portone. Una volta preso atto del guasto all'apertura automatica, tira fuori dalla tasca un mazzo di chiavi e apre l'invarcabile adito. Dopo due giuste e ponderatissime bestemmie mi invita gentilmente ad entrare. Seguo il mio salvatore e punto determinato il primo piano con l'idea di bivaccare sulla soglia dell'ufficio fintanto che non fosse arrivata la responsabile della FIN. Con grande stupore trovo la porta dell'ufficio aperta. Irrompo nella stanza dove vengo accolto con freddezza. Con tono spocchioso e scocciato (imitando dunque Mastro Brogiato) faccio notare che da oltre 20 minuti sono sotto che aspetto davanti ad una porta chiusa e che avrò suonato una ventina di volte il campanello. La tipa (secca, sulla cinquantina e con la voce bassa) alza un sopracciglio e con un tono indifferente mi fa "Ah, pensavo fosse uno scocciatore". "Mi deve scusare - continua l'impiegata modello - ma stavo giocando a solitario".
Ci rimango di merda e non so cosa rispondere. Avevo pronta una discreta collezione di repliche caustiche alle tipiche giustificazioni. Penso "Cosa farebbe Brogiato se fosse al mio posto?", provo ad atteggiarmi ma qualche freddura e due velate minacce non la tangono minimamente. Pago e me ne vado con l'odio che mi corrompe l'anima.
Ore 10.00. Sfogo la mia rabbia su una povera signora di 75 anni alla quale impartisco lezioni di nuoto. Lei quasi piange e io mi sento merda. E tutto per colpa di quella stronza impertinente.
9 agosto 2007. Vengo chiamato nel pomeriggio dalla responsabile della FIN per andare a ritirare dei documenti. Con tono acido mi invita a presentarmi la mattina dopo per poter finalmente chiudere delle pratiche.
10 agosto 2007. Alle 7.30 mi trascino fuori dal letto e striscio con verve mattiniera verso il bagno. L'idea di guidare fino a Bolzano mi schifa alquanto ma, purtroppo, è inevitabile. Con l'occhio socchiuso e la lente scura che cela le caccoline mi ritrovo in macchina.
Arrivo alle alle 8.42, ma l'ingresso dello stabile è curiosamente chiuso. Comincio a danzare sotto alla fotocellula nella speranza che la porta si apra: niente di fatto. Impreco, sopratutto quando realizzo che alle 10.00 devo essere a Merano per lavoro e che potrei essere ancora beatamente supino sul letto. Mi attacco al citofono e comincio a suonare tutti i campanelli: non vi è replica. Provo anche a telefonare all'ufficio, ma anche in questo caso non ottengo uno straccio di risposta.
Ore 9.08. Un apparentemente distinto uomo di mezza età appare da dietro all'angolo dell'edificio e punta sicuro e disinvolto il portone. Una volta preso atto del guasto all'apertura automatica, tira fuori dalla tasca un mazzo di chiavi e apre l'invarcabile adito. Dopo due giuste e ponderatissime bestemmie mi invita gentilmente ad entrare. Seguo il mio salvatore e punto determinato il primo piano con l'idea di bivaccare sulla soglia dell'ufficio fintanto che non fosse arrivata la responsabile della FIN. Con grande stupore trovo la porta dell'ufficio aperta. Irrompo nella stanza dove vengo accolto con freddezza. Con tono spocchioso e scocciato (imitando dunque Mastro Brogiato) faccio notare che da oltre 20 minuti sono sotto che aspetto davanti ad una porta chiusa e che avrò suonato una ventina di volte il campanello. La tipa (secca, sulla cinquantina e con la voce bassa) alza un sopracciglio e con un tono indifferente mi fa "Ah, pensavo fosse uno scocciatore". "Mi deve scusare - continua l'impiegata modello - ma stavo giocando a solitario".
Ci rimango di merda e non so cosa rispondere. Avevo pronta una discreta collezione di repliche caustiche alle tipiche giustificazioni. Penso "Cosa farebbe Brogiato se fosse al mio posto?", provo ad atteggiarmi ma qualche freddura e due velate minacce non la tangono minimamente. Pago e me ne vado con l'odio che mi corrompe l'anima.
Ore 10.00. Sfogo la mia rabbia su una povera signora di 75 anni alla quale impartisco lezioni di nuoto. Lei quasi piange e io mi sento merda. E tutto per colpa di quella stronza impertinente.
Etichette: Experience Ciccio, Profondo disgusto
Quelle splendide, indimenticabili, giornate di merda.
Mi corico alle 4.00 per finire un dannato sito internet su cui sto lavorando. Mi sveglio in extremis alle 9.30 per arrivare al lavoro alle 10.00. Mi annoio a morte fino alle 13.00, vado a mangiare e mi ributto davanti al computer per risolvere quelli che speravo fossero gli ultimi problemini.
Bestemmio fino alle 17.20 e poi vado di corsa in Accademia a lavorare. Strada facendo mi imbatto in un alcolista d'età avanzata, sdraiato in mezzo alla carreggiata, che litiga con la propria scarpa destra. Questo cerca di alzarsi e rovina al suolo scorticandosi mani e braccia. Prima che mi muoia davanti agli occhi, buttandosi di testa sullo spigolo del marciapiede, decido di fare il bravo cittadino, di trascinarlo sul ciglio della strada e di chiamare il 118. Dopo venti minuti passati ad osservare il mio nuovo superamico che si brucia i polpastrelli tenendo una sigaretta per la punta, arriva l'ambulanza capitanata, pensa un po' il caso, dal buon Nello. Caricato il molesto ubriacone sul carro bestiame e ovviato il problema del "che cazzo ne facciamo del cane del tipo?" (sì, perchè il dionisiaco figuro era pure scortato da un pastore tedesco), mi presento al lavoro con una giustificatissima quarantina di minuti di ritardo.
Mi siedo alla scrivania ma, sorpresa, mi viene chiesto di dare una mano a fare un lavoretto manuale vecchio stile. Il lavoretto in questione, che mi viene descritto come "una robina da 20 minuti", consiste nel fissare degli spunzoni anti-piccioni (spero d'aver reso l'idea) sotto al tetto del gazebo in terrazzo. Salgo sulla scala a pioli (3 metri d'altezza) che titaneggia sul terrazzo del primo piano (2 metri d'altezza), con il sentore che, sempre sopravvivendo all'eventuale volo di 5 metri, il "lavoretto" non si concluderà nei 20 minutini predetti. Mi trovo dunque felicemente intento a: scrostare merda di piccione, demolire due nidi (con tanto di 4 uova), caravetrare e incollare (sia benedetta la colla "mille chiodi") per più di due ore. Finito il mio lavoro di manovalanza trascorro pure un'oretta a fare lavoro di segreteria. Esco dall'Accademia alle 21.30.
Mangio e mi rimetto al computer per finire il fottutissimo sito. Ore 00.14: l'apocalisse. Il sito non risponde più alla mia volontà, opta per il libero arbitrio e decide che non è più il caso di funzionare. Perdo 2 ore a cercare una soluzione sulla rete, ma mi rendo conto d'essere un precursore e che un problema del genere non si sia mai visto. Scrivo una mail implorante all'amministratore del server, chiedendo di recuperare i file del portale da un backup (con la tragica consapevolezza d'aver perso tutto il lavoro fatto oggi).
Potevo andare a letto o appendermi per il collo al lampadario. Ho optato per postare e defenestrarmi in sogno in un secondo, onirico, momento.
Sono le 3.00, affanculo a tut le monde!
Mi corico alle 4.00 per finire un dannato sito internet su cui sto lavorando. Mi sveglio in extremis alle 9.30 per arrivare al lavoro alle 10.00. Mi annoio a morte fino alle 13.00, vado a mangiare e mi ributto davanti al computer per risolvere quelli che speravo fossero gli ultimi problemini.
Bestemmio fino alle 17.20 e poi vado di corsa in Accademia a lavorare. Strada facendo mi imbatto in un alcolista d'età avanzata, sdraiato in mezzo alla carreggiata, che litiga con la propria scarpa destra. Questo cerca di alzarsi e rovina al suolo scorticandosi mani e braccia. Prima che mi muoia davanti agli occhi, buttandosi di testa sullo spigolo del marciapiede, decido di fare il bravo cittadino, di trascinarlo sul ciglio della strada e di chiamare il 118. Dopo venti minuti passati ad osservare il mio nuovo superamico che si brucia i polpastrelli tenendo una sigaretta per la punta, arriva l'ambulanza capitanata, pensa un po' il caso, dal buon Nello. Caricato il molesto ubriacone sul carro bestiame e ovviato il problema del "che cazzo ne facciamo del cane del tipo?" (sì, perchè il dionisiaco figuro era pure scortato da un pastore tedesco), mi presento al lavoro con una giustificatissima quarantina di minuti di ritardo.
Mi siedo alla scrivania ma, sorpresa, mi viene chiesto di dare una mano a fare un lavoretto manuale vecchio stile. Il lavoretto in questione, che mi viene descritto come "una robina da 20 minuti", consiste nel fissare degli spunzoni anti-piccioni (spero d'aver reso l'idea) sotto al tetto del gazebo in terrazzo. Salgo sulla scala a pioli (3 metri d'altezza) che titaneggia sul terrazzo del primo piano (2 metri d'altezza), con il sentore che, sempre sopravvivendo all'eventuale volo di 5 metri, il "lavoretto" non si concluderà nei 20 minutini predetti. Mi trovo dunque felicemente intento a: scrostare merda di piccione, demolire due nidi (con tanto di 4 uova), caravetrare e incollare (sia benedetta la colla "mille chiodi") per più di due ore. Finito il mio lavoro di manovalanza trascorro pure un'oretta a fare lavoro di segreteria. Esco dall'Accademia alle 21.30.
Mangio e mi rimetto al computer per finire il fottutissimo sito. Ore 00.14: l'apocalisse. Il sito non risponde più alla mia volontà, opta per il libero arbitrio e decide che non è più il caso di funzionare. Perdo 2 ore a cercare una soluzione sulla rete, ma mi rendo conto d'essere un precursore e che un problema del genere non si sia mai visto. Scrivo una mail implorante all'amministratore del server, chiedendo di recuperare i file del portale da un backup (con la tragica consapevolezza d'aver perso tutto il lavoro fatto oggi).
Potevo andare a letto o appendermi per il collo al lampadario. Ho optato per postare e defenestrarmi in sogno in un secondo, onirico, momento.
Sono le 3.00, affanculo a tut le monde!
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Stamane mi trovavo a Bolzano per assecondare l'assurda burocrazia. Una volta assolti i miei impegni mi muovo celere verso la macchina. Strada facendo assisto ad una scena che mi fa riflettere.
Una mamma, stremata dall'afa bolzanina e dal peso della borsa della spesa, alle prese col suo pargolo. "Jason, stai attento e guarda dove cammini" (Jason è evidentemente l'esotico nome del figliolo). Tempo di finire la frase e Jason pesta i piedi alla madre. La casalinga di Voghera accenna una bestemmia, poi pensa a quanto detto dal pedagogo e riduce tutto a un "attento ai piedi della mamma, Jason" permeato di buonismo.
Negli occhi della genitrice ho captato però quella scintilla di rabbia che, ormai più di due decenni fa, vedevo ogni tanto negli occhi della donna che mi ha dato i natali. Jason fondamentalmente se ne fotte di quanto detto da mammina. In un epoca assurda come la nostra, dove una maestra per mettere in castigo un bambinetto indisciplinato deve prima richiedere l'autorizzazione alla magistratura, Jason avrà sicuramente il numero del suo avvocato salvato sulla rubrica del suo cellulare griffato Disney. "Se provi a urlarmi contro, ti faccio mandare una letterina mica cazzi da Grande Franzo Stevens", pensa Jason mentre si ingolla la sua anfetamina per bambini in stile Gary Oldmann in Leon. Mammina riparte e Jason ricomincia a farsi i cazzi suoi. Due passi di numero e ancora i piedini di Jason si infilano tra le calzature di mamma. Questa si gira e vede il diabolico nano sorridere e poi montare la faccina affranta di circostanza. Davanti al mal recitato musetto abbacchiato del figlioletto la madre entra in crisi. "Per metterti al mondo ho spinto 6 ore e mi sono fatta ricamare la frittola a punto croce, il mio capezzolo sinistro è deturpato da morsi e ragadi, ho le occhiaie croniche perchè per i primi tre anni della tua vita hai vissuto da vampiro, cazzeggiando di giorno e sbraitando di notte, la mia vita sessuale è annichilita perchè ogni volta che arrivo al dunque irrompi in camera per bivaccarti sul lettone e giocare con la PSP - questo il limpido pensiero della madre di fronte all'irrispettosa faccia della sua creatura - e ora mi pigli pure per il culo?". Jason non fa a tempo a terrorizzarsi sul serio e neanche a mandare un SMS al suo legale, la poderosa sberla arriva con precisione millimetrica e con tutta la violenza che si può accumulare in circa 6 anni di ascetica sopportazione. Lo schiocco risuona su via Verdi, la gente si gira; nessuno è indignato: si tratta solo di onesta e giusta disciplina! Jason piange, non tanto per il male ma perchè, probabilmente, è la prima volta che le prende.
Jason, bentornato bambino!
NOTA: Sono chiaramente contro la violenza grautita sui minori, ma cazzo: quando ci vuole, ci vuole!
Una mamma, stremata dall'afa bolzanina e dal peso della borsa della spesa, alle prese col suo pargolo. "Jason, stai attento e guarda dove cammini" (Jason è evidentemente l'esotico nome del figliolo). Tempo di finire la frase e Jason pesta i piedi alla madre. La casalinga di Voghera accenna una bestemmia, poi pensa a quanto detto dal pedagogo e riduce tutto a un "attento ai piedi della mamma, Jason" permeato di buonismo.
Negli occhi della genitrice ho captato però quella scintilla di rabbia che, ormai più di due decenni fa, vedevo ogni tanto negli occhi della donna che mi ha dato i natali. Jason fondamentalmente se ne fotte di quanto detto da mammina. In un epoca assurda come la nostra, dove una maestra per mettere in castigo un bambinetto indisciplinato deve prima richiedere l'autorizzazione alla magistratura, Jason avrà sicuramente il numero del suo avvocato salvato sulla rubrica del suo cellulare griffato Disney. "Se provi a urlarmi contro, ti faccio mandare una letterina mica cazzi da Grande Franzo Stevens", pensa Jason mentre si ingolla la sua anfetamina per bambini in stile Gary Oldmann in Leon. Mammina riparte e Jason ricomincia a farsi i cazzi suoi. Due passi di numero e ancora i piedini di Jason si infilano tra le calzature di mamma. Questa si gira e vede il diabolico nano sorridere e poi montare la faccina affranta di circostanza. Davanti al mal recitato musetto abbacchiato del figlioletto la madre entra in crisi. "Per metterti al mondo ho spinto 6 ore e mi sono fatta ricamare la frittola a punto croce, il mio capezzolo sinistro è deturpato da morsi e ragadi, ho le occhiaie croniche perchè per i primi tre anni della tua vita hai vissuto da vampiro, cazzeggiando di giorno e sbraitando di notte, la mia vita sessuale è annichilita perchè ogni volta che arrivo al dunque irrompi in camera per bivaccarti sul lettone e giocare con la PSP - questo il limpido pensiero della madre di fronte all'irrispettosa faccia della sua creatura - e ora mi pigli pure per il culo?". Jason non fa a tempo a terrorizzarsi sul serio e neanche a mandare un SMS al suo legale, la poderosa sberla arriva con precisione millimetrica e con tutta la violenza che si può accumulare in circa 6 anni di ascetica sopportazione. Lo schiocco risuona su via Verdi, la gente si gira; nessuno è indignato: si tratta solo di onesta e giusta disciplina! Jason piange, non tanto per il male ma perchè, probabilmente, è la prima volta che le prende.
Jason, bentornato bambino!
NOTA: Sono chiaramente contro la violenza grautita sui minori, ma cazzo: quando ci vuole, ci vuole!
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Non si tratta di un fotomontaggio: lo splendido uomo incravattato è proprio Carletto (aka DMC).
Il buon Carlo, in data 1.1.2007, ha detto "sì" a Lisa. A questo evento non poteva mancare la selezionatissima rappresentanza trentina: io, Bise, Davide e Guada (noto nell'ambiente universitario anche con lo pseudonimo di "Paolo Giallo").
Arrivo in località San Fiore (nel profondo veneto) attorno alle 14.30. Primo problema logistico: trovare la chiesa. Memori della cartellonistica di propaganda, asserente "Provincia di Treviso, se la vedi t'innamori", cerchiamo di ottenere qualche informazione relativa all'ubicazione della cappella (senza doppi-sensi adolescenziali) da vari autoctoni. L'omertà è radicata nel codice genetico della popolazione indigena: non otteniamo risposta (a parte qualche sgarbato fanculo), ci arrangiamo a trovare la nostra meta e, sopratutto, non ci innamoriamo di Treviso.
Ore 15.30, raggiungiamo finalmente il luogo destinato alle nozze. Parcheggiamo e ci cambiamo davanti a casa della vecchia perpetua, che intanto scruta con sguardo notalgico noi quattro giovincelli in mutande.
Ore 16.00: il diluvio e l'eterna funzione. Giove Pluvio concede agli sposi giusto il tempo di entrare in chiesa, poi comincia a scagliare fulmini, saette e le canoniche catinelle d'acqua. Impagabile la prestazione del prete che, ad ogni tuonata, fa notare ai fedeli come l'Altissimo voglia sottolineare l'importanza dell'evento. La messa è terrificantemente lunga e dopo 90 minuti (più recupero) Mr. e Mrs. Di Mauro escono felicemente coniugati dal portone principale della casa di nostro Signore.
Alle ore 19.00 hanno inizio i festeggiamenti. Location: una splendida villa veneta sita qualche parsec dal più vicino tabaccaio (dettaglio importante, calcolando che in 3 fumatori avevamo un budget totale di 8 sigarette). Al tavolo con noi, tre giovani donne (Mara, Elisa ed Elisabetta) e MC (lo stereotipo della persona che ti aspetti di trovare ai matrimoni). Si mangia, si beve, si socializza, si scroccano sigarette alla splendida Mara (bella, simpatica, generosa, sa fare i massaggi e sostiene pure d'essere brava in cucina: perchè sia single rimane ancora un mistero). Animatrice della serata è la sosia della Raffa nazionale (con almeno trent'anni di meno sulle spalle) e la gioiosa Mary Jane (compagna sopratutto di me e Bise). Balliamo avvinghiati ad Elisa ed Elisabetta (Mara, dopo una misteriosa mezzora passata in compagnia di Guada, si da alla fuga). Cerchiamo di convincere Raffa a cantarci Maracaibo: non la sa. Bise preme coi Beach Boys: non ne conosce. Balliamo ciò che ci viene imposto di ballare (io e Bise abbiamo raggiunto un livello di malleabilità indotta davvero imbarazzante), duettiamo con Raffa qualche hit dei nostri padri, piroettiamo felici e guardiamo con stima Davide che approccia una misteriosa ed avvenente ragazza belga. Il tempo passa, Carlo strappa a morsi le calze di sua moglie, Raffa ci evita come la peste e dopo qualche birra ci vediamo costretti a partire per far ritorno a casa.
Guada porta la mia macchina fino a Trento dove, alle 5.30, gonfio di sonno, riparto in solitaria per Merano. Viaggio rapidissimo di cui ho solo qualche vago ricordo. Parcheggio l'auto in garage alle 6.20 e il culo sul letto alle 6.25. Ciao mondo, auguri Carlo, auguri Lisa...
Il buon Carlo, in data 1.1.2007, ha detto "sì" a Lisa. A questo evento non poteva mancare la selezionatissima rappresentanza trentina: io, Bise, Davide e Guada (noto nell'ambiente universitario anche con lo pseudonimo di "Paolo Giallo").
Arrivo in località San Fiore (nel profondo veneto) attorno alle 14.30. Primo problema logistico: trovare la chiesa. Memori della cartellonistica di propaganda, asserente "Provincia di Treviso, se la vedi t'innamori", cerchiamo di ottenere qualche informazione relativa all'ubicazione della cappella (senza doppi-sensi adolescenziali) da vari autoctoni. L'omertà è radicata nel codice genetico della popolazione indigena: non otteniamo risposta (a parte qualche sgarbato fanculo), ci arrangiamo a trovare la nostra meta e, sopratutto, non ci innamoriamo di Treviso.
Ore 15.30, raggiungiamo finalmente il luogo destinato alle nozze. Parcheggiamo e ci cambiamo davanti a casa della vecchia perpetua, che intanto scruta con sguardo notalgico noi quattro giovincelli in mutande.
Ore 16.00: il diluvio e l'eterna funzione. Giove Pluvio concede agli sposi giusto il tempo di entrare in chiesa, poi comincia a scagliare fulmini, saette e le canoniche catinelle d'acqua. Impagabile la prestazione del prete che, ad ogni tuonata, fa notare ai fedeli come l'Altissimo voglia sottolineare l'importanza dell'evento. La messa è terrificantemente lunga e dopo 90 minuti (più recupero) Mr. e Mrs. Di Mauro escono felicemente coniugati dal portone principale della casa di nostro Signore.
Alle ore 19.00 hanno inizio i festeggiamenti. Location: una splendida villa veneta sita qualche parsec dal più vicino tabaccaio (dettaglio importante, calcolando che in 3 fumatori avevamo un budget totale di 8 sigarette). Al tavolo con noi, tre giovani donne (Mara, Elisa ed Elisabetta) e MC (lo stereotipo della persona che ti aspetti di trovare ai matrimoni). Si mangia, si beve, si socializza, si scroccano sigarette alla splendida Mara (bella, simpatica, generosa, sa fare i massaggi e sostiene pure d'essere brava in cucina: perchè sia single rimane ancora un mistero). Animatrice della serata è la sosia della Raffa nazionale (con almeno trent'anni di meno sulle spalle) e la gioiosa Mary Jane (compagna sopratutto di me e Bise). Balliamo avvinghiati ad Elisa ed Elisabetta (Mara, dopo una misteriosa mezzora passata in compagnia di Guada, si da alla fuga). Cerchiamo di convincere Raffa a cantarci Maracaibo: non la sa. Bise preme coi Beach Boys: non ne conosce. Balliamo ciò che ci viene imposto di ballare (io e Bise abbiamo raggiunto un livello di malleabilità indotta davvero imbarazzante), duettiamo con Raffa qualche hit dei nostri padri, piroettiamo felici e guardiamo con stima Davide che approccia una misteriosa ed avvenente ragazza belga. Il tempo passa, Carlo strappa a morsi le calze di sua moglie, Raffa ci evita come la peste e dopo qualche birra ci vediamo costretti a partire per far ritorno a casa.
Guada porta la mia macchina fino a Trento dove, alle 5.30, gonfio di sonno, riparto in solitaria per Merano. Viaggio rapidissimo di cui ho solo qualche vago ricordo. Parcheggio l'auto in garage alle 6.20 e il culo sul letto alle 6.25. Ciao mondo, auguri Carlo, auguri Lisa...
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Festa di Mesiano, la Babilonia dello Spritz: anche quest'anno ne siamo usciti tremendamente ammaccati ma splendidamente vivi.
L'affluenza a questo immancabile avvenimento mondano tridentino è stata come al solito massiccia; inevitabile quindi la discesa di noi unni dalle fredde lande del nord con l'obbiettivo unico di portare scompiglio e joie de vivre.
Terrificante la fase d'ingresso, arenati per un'ora (dalle 15.30 alle 16.30) in una claustrofobica e disordinata fila; faro unico di speranza l'orribile birra Prinz, venduta calda e a peso d'oro dall'immancabile baracchino.
Notevole il numero di "bionde" trangugiate, ma ancora più degno d'attenzione il quantitativo, a dir poco demenziale, di spritz bevuti. Sfiancati dall'afa trentina e madidi del nostro sudore, ci si appropinquava con assidua frequenza al banchetto/bar per ristorarci con la divina mistura di aperol e vino bianco. Emblematica la prestazione di Omar che, stremato dai chilometri percorsi facendo spola tra bancone e pista da ballo, è riuscito a convincere il barista a riempirci una tanica di arancionissimo nettare (al prezzo di due bicchieri).
Qualche goccia di pioggia viene accolta con gioia. Si balla, si poga, ci si attacca alla meravigliosa tanicozza (onnipresente al pari del monolite di 2001: odissea nello spazio). Attorno alle 23.30 la pioggerellina si evolve in nubifragio. Teniamo botta fino a chiusura, poi ci si avvia barcollanti a piedi verso casa di Budda, detto Sid, bagnati fino al midollo.
Appronto un'aglio e olio troppo salata e poi ci accampiamo alla buona in giro per casa. Scelta troppo frettolosa la mia, che finisco per occupare, mantato solo di un telo da spiaggia, un tragico materassino davanti alla porta spalancata del balcone, in piena e gelida corrente d'aria.
Oggi mi tormenta il mal di schiena, ma chissene...
L'affluenza a questo immancabile avvenimento mondano tridentino è stata come al solito massiccia; inevitabile quindi la discesa di noi unni dalle fredde lande del nord con l'obbiettivo unico di portare scompiglio e joie de vivre.
Terrificante la fase d'ingresso, arenati per un'ora (dalle 15.30 alle 16.30) in una claustrofobica e disordinata fila; faro unico di speranza l'orribile birra Prinz, venduta calda e a peso d'oro dall'immancabile baracchino.
Notevole il numero di "bionde" trangugiate, ma ancora più degno d'attenzione il quantitativo, a dir poco demenziale, di spritz bevuti. Sfiancati dall'afa trentina e madidi del nostro sudore, ci si appropinquava con assidua frequenza al banchetto/bar per ristorarci con la divina mistura di aperol e vino bianco. Emblematica la prestazione di Omar che, stremato dai chilometri percorsi facendo spola tra bancone e pista da ballo, è riuscito a convincere il barista a riempirci una tanica di arancionissimo nettare (al prezzo di due bicchieri).
Qualche goccia di pioggia viene accolta con gioia. Si balla, si poga, ci si attacca alla meravigliosa tanicozza (onnipresente al pari del monolite di 2001: odissea nello spazio). Attorno alle 23.30 la pioggerellina si evolve in nubifragio. Teniamo botta fino a chiusura, poi ci si avvia barcollanti a piedi verso casa di Budda, detto Sid, bagnati fino al midollo.
Appronto un'aglio e olio troppo salata e poi ci accampiamo alla buona in giro per casa. Scelta troppo frettolosa la mia, che finisco per occupare, mantato solo di un telo da spiaggia, un tragico materassino davanti alla porta spalancata del balcone, in piena e gelida corrente d'aria.
Oggi mi tormenta il mal di schiena, ma chissene...
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E via! Si riapre la stagione estiva. Il vostro affezionatissimo torna a mantarsi di rosso e a brandire la fantomatica boa da bagnino.
Oggi alle 12.00 (ma con elegante ritardo) è stato mio l'onore di aprire la piscina, che sarebbe meglio definire vasca da bagno oversize, del camping. Immancabile la prima insolazione e altrettanto immancabili le somme cazzate dei clienti bramosi di cimentarsi nei classicissimi discorsi futili di sempre; primi su tutti "il tempo", "la latitanza della mezza stagione" e "la temperatura dell'acqua".
Entra subito tra le fovorite per il premio "domanda idiota della stagione" quella postami da un meticoloso anzianotto tedesco che, dopo essersi informato sulla temperatura odierna dell'acqua della vasca, ha voluto strafare e chiedermi "e domani che temperatura avrà?". Lampante la delusione sul suo rugosissimo volto alla mia sincera replica "ma io che minchia ne so!".
Notevole anche la performance di 2 ragazzine olandesi (presumibilmente puberte ma, coi tempi che corrono, non mi sbilancio ad azzardarne l'età) che, volendo emulare le models hanno deciso di prendere il sole in topless. Ma l'idea di esibire ai quattro venti le nascenti zizzette andava provabilmente a cozzare con l'imbarazzo caratterizzante la giovanissima età; come ovviare al problema? In questi frangenti si vede la superiorità pratica degli olandesi, quelli che invece di rubare un po' di terra ai confinanti con un paio di sane Blitzkrieg, la scippano all'oceano; che se non era per il bambino che infilava le ditina nelle dighe, a quest'ora la costa atlantica arrivava a Dortmund. Le due timidone decidono di andare a prendere il sole sul tetto del camper. Tutto assolutamente geniale, peccato però che il vento abbia riportato al suolo i reggipuppe delle giovincelle che, alla fine, si sono trovate in piedi, imprecanti e seminude sul tetto del caravan, a sentirsi i fischi di apprezzamento dei ragazzi che percorrevano la ciclabile costeggiante il campeggio.
Cominciamo bene...
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Merano. Il titolo parla chiaro: un altra vittima dell'alcolismo nella nostra bella Merano.
Ieri DB (detto Bosh) è riuscito a superare brillantemente l'esame per Assistente Bagnanti. Naturale l'entusiasmo e la voglia di festeggiare. Raggiunge alcuni amici per un innocente brindisi, ma la serata prende una brutta piega.
Ore 23.32, DB e altri 3 giovani meranesi si recano in città per il bicchiere della staffa. Il clima è goliardico; nessuno pensa che la tragedia possa essere dietro l'angolo. Un ultima, letale Williams. DB comincia a rigettare succhi gastrici. L'ultima frase pronunciata - dicono i testimoni - fu un fiero "Se questo è sbocco...". Un passo all'indietro, quasi un salto verso l'ignoto. Il rigetto diventa copioso, il giovane crolla a terra. Si chiude il sipario.
Pronti i rilievi della polizia scientifica. L'autopsia chiarirà le cause del decesso. Si cercano i testimoni chiave, quelli che dovevano essere i grandi amici, ma sembra che questi si vogliano sottrarre alla giustizia chiedendo asilo in Olanda.
Ieri DB (detto Bosh) è riuscito a superare brillantemente l'esame per Assistente Bagnanti. Naturale l'entusiasmo e la voglia di festeggiare. Raggiunge alcuni amici per un innocente brindisi, ma la serata prende una brutta piega.
Ore 23.32, DB e altri 3 giovani meranesi si recano in città per il bicchiere della staffa. Il clima è goliardico; nessuno pensa che la tragedia possa essere dietro l'angolo. Un ultima, letale Williams. DB comincia a rigettare succhi gastrici. L'ultima frase pronunciata - dicono i testimoni - fu un fiero "Se questo è sbocco...". Un passo all'indietro, quasi un salto verso l'ignoto. Il rigetto diventa copioso, il giovane crolla a terra. Si chiude il sipario.
Pronti i rilievi della polizia scientifica. L'autopsia chiarirà le cause del decesso. Si cercano i testimoni chiave, quelli che dovevano essere i grandi amici, ma sembra che questi si vogliano sottrarre alla giustizia chiedendo asilo in Olanda.
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Pensavo di averle viste tutte quando mesi fa fui assalito da una santona affascinata dal mio enorme "cono col divino" (vedi il post "mistici incontri"), ma la vicenda che vado a riportarvi sfiora anch'essa il ridicolo.Vengo contattato telefonicamente da una signora che mi richiede ausilio tecnico per l'installazione di un modem Alice. Mi accordo per venerdì pomeriggio e, con canonico ed elegantissimo ritardo, mi presento a casa della Desperate Housewive. L'accoglienza è quella solita: "Meno male che è arrivato; posso offrirle un bel caffè?". Rifiuto con cortesia il caffettino e, come un ginecologo entusiasta del proprio lavoro, chiedo di potermi tuffare subito nell'intimità dei byte della signora. Vengo scortato nella stanza della figlia. Sul lettone titaneggiano le scatole del "pacchetto Alice": modem, videotelefono e scatolina dei cavi. La signora intanto decanta la propria ignoranza in materia di "robe elettroniche" e mi chiede come io faccia a capirci qualcosa. Nel mentre mi squilla il cellulare. Rispondo. La signora intanto interrompe la sua prosa di autocommiserazione e mi fa capire a gesti che delega a me tutto il lavoro, visto che deve andare ad accudire il marito stroncato dall'influenza nell'altra stanza. Finisco la chiamata e mi ritrovo tutto solo nella stanzina. Spacchetto il modem e i vari accessori, infilo i cavi nelle prese a muro e poi decido che è tempo di mettermi al lavoro. Vago nella stanzina in cerca del computer, ma in giro non c'è nulla che gli assomigli. La caccia al tesoro non produce risultati e decido di chiedere aiuto alla signora.
"Signora, scusi, ho attaccato tutto; mi potrebbe dare il portatile così sistemo la connessione"
"Portatile? Computer portatile? Non abbiamo computer in casa..."
Penso si tratti di un simpatico scherzo, ma non è così...
"Il computer dovrebbe arrivare, ma intanto abbiamo internet. Mia figlia ci teneva..."
Non faccio domande, incasso la parcella, saluto e me ne vado. Bah...
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Potevamo guardare San Remo, ma abbiamo preferito inventare qualcosa.Serata davvero interessante quella di ieri, spiegata dettagliatamente sul blog di Staccu. Nel nulla più assoluto offerto da Merano bisogna trovare un pretesto per bere ed è così che due menti corrotte dall'alcolismo hanno dato vita ad un magnifico gioco dal carattere puramente aleatorio. Il gioco si chiama Wunderspiel. Passo a spiegare le regole:
Per giocare occorrono 2 giocatori, 2 dadi, 10 tappi, un bar fornito e un fegato oversize.
Il punteggio segue le arcinote regole del Tokio. Tirati i due dadi, il dado con il punto più alto rappresenterà le decine, l'altro, ovviamente, le unità. Ci sono poi le combinazioni particolari: i vari posh (i due dadi hanno lo stesso punto. Il posh più alto è quello di 1, detto Shangai, poi il posh di 6 e, a scendere, fino al posh di 2) e il Tokyo (il 21).
Si pongono i 10 tappi al centro del tavolo. Il giocatore A tira i due dadi senza mostrare il punto all'avversario. Il giocatore B deve indovinare il punto dell'avversario; per farlo ha due possibilità. Il giocatore A, una volta sentito il punteggio proposto dal giocatore B, deve dire se il punteggio del tiro dei dadi è più alto o più basso di quanto annunciato dal suo avversario. Se il punteggio non viene indovinato, il giocatore B prenderà un tappo. Se invece il punteggio viene indovinato, il giocatore B potrà scaricare un numero N di tappi pari a quello di un tiro di singolo dado. I tappi scaricati tornano in gioco al centro del tavolo. Se il punteggio viene indovinato al primo colpo, il giocatore potrà scaricare un numero di dadi pari a N+1. Il gioco si conclude una volta esauriti i tappi al centro del tavolo. Vince chi, esauriti i tappi, ha meno tappi caricati. Se si dovesse arrivare ad una situazione di parità (5 tappi a testa), ogni giocatore dovrà scaricare due tappi. Il giocatore perdente dovrà provvedere a offrire un giro di bevande alcoliche a sua scelta.
Ogni giro di alcolici giocato deve essere rigorosamente bevuto (in questo gioco è assolutamente bandito l'abbuono di giri).
Buon Wunderspiel a tutti!
Avvertenza: il Wunderspiel non è un gioco per famiglie ed è severamente vietato ai minori di 16 anni
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In Sassonia ho scoperto la micidiale combinazione birra e antibiotici...wow! La tonsillite continua a martellarmi i maroni, Gian russa, Bosh osserva Staccu la mattina sorseggiando avidamente succhi di frutta, Brogia si riscopre angeber (ma parecchio), Staccu invece scopre il gin lemmon...
Dresda rimane un posto davvero avanti e vedremo di onorare il 2007 come si deve.
Kisses a tutti da parte di tutti!
Ciccio, Staccu, Bosh, Brogia e Gian
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Per chi dalla foto non l'avesse ancora capito quest'anno l'anonima alcolisti meranese si trasferisce a Dresda, città di cui io e il buon Bro conosciamo ogni singolo mattone. Sarà dunque nostro incommensurabile piacere far da Ciceroni a Staccu (che quest'anno boccia il capodanno ai mercatini) e alla new entry Gian (un bevitore belga-calabro-meranese che non vede l'ora di degustare birra Watzke e altre "specialità" sassoni).
Che altro aggiungere? Ben venga il 2007!
Prosit!
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Non mi par vero: Bulu che festeggia con uno stivale di birra da litro! Ricordo che, quando l'Italia ha vinto il mondiale, il Mr. Bean nostrano ha levato al cielo un boccale di latte e menta; ma allora quale strano accadimento ha indotto il nostro prode a "esagerare"? Il segreto di Pulcinella è: Bulu s'è laureato! Evviva Bulu!Monster Bu è ufficialmente dottore da mercoledì mattina, ma i festeggiamenti per onorarlo hanno avuto luogo sabato al Wunderbar. Il festeggiato si è presentato al tavolo completamente afono ed acciaccato, ma non saranno due blande linee di febbre a fermarlo. Dopo scarsi 1,5 litri di birra il dottore appariva già visibilmente ubriaco, la conferma del superamento della soglia di sobrietà è arrivata quando Bulu s'è abbandonato al lato omosessuale della forza, dispensando copiosamentre umidi baci in bocca ai commensali maschi. Qualche birra dopo trovo il nostro eroe intento a cantare (con quel filino di voce rimastagli) "Faccetta Nera" a Lamine (un nostro amico Senegalese).
Alle 2.00 il festeggiato ha completamente perso libero arbitrio e senso del pudore. Si fa trascinare dall'entusiasmo e insiste per andare a ballare. I cori proseguono, le birrette pure. Usciti dalla discotechina (che già chiamarla discotechina è troppo), Bulu barcolla e Calda litiga con un cartello stradale (perdendo, rovinando al suolo e sfasciandosi gli occhiali). Il gruppo si separa e la festa volge al termine. Grazie Dr. Bu!
Ma serviva veramente un altro avvocato a questo mondo?
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